Ictus, Italia a quota 90mila ricoveri l'anno
Il 20% sono casi di recidiva. Schillaci: "La prevenzione è una delle direttrici centrali della nostra politica sanitaria". Insieme alla tempestività delle cure
La World stroke organization stima che 1 persona su 4 verrà colpito da ictus nel corso della vita. In Italia abbiamo ogni anno circa 90mila ricoveri per ictus cerebrale. Numeri che da soli bastano a comprendere quanto l'ictus sia una questione rilevante di salute pubblica e quanto la prevenzione possa fare la differenza. Tema sul quale ha insistito oggi dal Senato, in occasione della Giornata mondiale dell'ictus, il ministro della Salute, Orazio Schillaci.
"In Italia abbiamo ogni anno circa 90mila ricoveri per ictus cerebrale, il 20% dei quali è dovuto a recidive- ha evidenziato -.
Sono numeri che ci ricordano quanto sia necessario intervenire lungo tutte le fasi della malattia, dalla prevenzione alla cura, fino alla riabilitazione e all'assistenza nel tempo".
PREVENZIONE E CORRETTI STILI DI VITA
"La prevenzione è una delle direttrici centrali della nostra politica sanitaria", ha aggiunto. E poi ancora: "Prevenire l'ictus è possibile, a partire dall'adozione di corretti stili di vita", ha proseguito, facendo riferimento quindi "a una alimentazione equilibrata, a una regolare attività fisica, al contrasto al tabagismo e alle dipendenze, così come al controllo di condizioni quali ipertensione, diabete e colesterolo".
"ALLA PREVENZIONE TERRITORIALE DESTINATI 50 MILIONI IN PIU' PER IL 2026"
"C’è un nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031- ha ricordato Schillaci - In questo è stata definita una chiara strategia che punta a rendere gli interventi più efficaci e omogenei su tutto il territorio nazionale, con particolare riguardo alle malattie croniche non trasmissibili, in particolare quelle cardio-vascolari. Abbiamo inoltre destinato 50 milioni di euro in più per il 2026 alle attività di prevenzione territoriale, nella convinzione che investire nella tutela della salute vuol dire anche ridurre il peso delle malattie sul Servizio sanitario nazionale".
L'IMPORTANZA DELLA CONTINUITÀ DELLE CURE POST DIMISSIONE OSPEDALIERA
Altro tasto su cui ha battuto il ministro è stata "la tempestività delle cure": "L'Italia dispone di reti tempo-dipendenti di eccellenza, con strutture specializzate e professionisti di altissimo livello. Ovviamente, l’impegno è quello di far sì che queste reti siano accessibili in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale. Vanno superate le differenze territoriali che ancora ci sono, va migliorato il coordinamento tra emergenza, Stroke Unit e centri di riferimento".
Secondo il titolare del dicastero di Lungotevere Ripa, "la continuità assistenziale, l'accesso alla riabilitazione, l'aderenza alle terapie e un adeguato sostegno ai familiari sono aspetti determinanti anche per prevenire il rischio di nuovi eventi.L'obiettivo è quello di evitare interruzioni di cure e sostenere il recupero della maggiore autonomia possibile, anche nella vita familiare, sociale e lavorativa.Proprio in questa direzione assume un rilievo particolare - ha chiosato - la riforma dell'assistenza territoriale, che stiamo realizzando attraverso gli investimenti del Pnrr e l'attuazione del Dm 77".
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