02 Novembre 2026

Manovra e sanità: sui dati Gimbe si scatena la bagarre politica

Il Pd attacca in forze il governo: "Altro che finanziamenti record, le Regioni pagheranno il conto". Per la maggioranza replica Zaffini (FdI): "Hanno usato il Ssn come un bancomat. con noi 20 miliardi in più da inizio legislatura"

Di NS
Manovra e sanità: sui dati Gimbe si scatena la bagarre politica

I dati Gimbe sulla manovra e il sistema sanitario scatenano una piccola tempesta politica con le opposizioni, Partito democratico in testa, che cavalcano i numeri della fondazione contro il governo e la maggioranza che si affida a qualche esponente di punta per rispondere a tono. I democrat escono addirittura in batteria. E tra gli altri c’è Antonio Misiani, senatore e responsabile Economia e finanze del partito: “L'analisi della Fondazione Gimbe è impietosa: il Fondo sanitario cresce in valore assoluto, ma il rapporto con il Pil scende dal 6,14% del 2026 al 5,87% del 2029, il livello più basso di sempre. Altro che finanziamenti record: nel triennio 2027-2029 il divario tra spesa prevista e risorse stanziate arriva a 25,8 miliardi”. “A pagarne il conto saranno le Regioni, costrette ad aumentare le tasse o a tagliare i servizi, e quindi i cittadini. Nel 2025 gli italiani hanno speso di tasca propria oltre 42 miliardi e quasi sei milioni di persone hanno rinunciato a visite ed esami. Davanti a questa emergenza il governo ha deciso di ignorare le richieste del ministro Schillaci e delle Regioni, non investendo su personale, prevenzione e servizi territoriali, e rispondendo con misure a scadenza, tra le quali spicca il voucher da 300 euro, 1,6 miliardi in tutto, valido solo nel 2027, ultimo anno della legislatura. Una mancia elettorale – conclude Misiani – che non rafforza l'offerta pubblica e rischia di alimentare il mercato privato”.

Nella gragnuola di dichiarazioni si inserisce la deputata dem Ilenia Malavasi, capogruppo in commissione Affari sociali: “Il governo continua a parlare di record, ma i numeri della legge di Bilancio raccontano un'altra storia. Dei 3,4 miliardi annunciati per il Fondo sanitario, un miliardo era già stanziato dalla scorsa legge di bilancio: le risorse davvero nuove sono 2,37 miliardi, contro i 6,8 chiesti dalle Regioni e i 5,5 indicati dallo stesso ministro Schillaci. Nel triennio arrivano 7,1 miliardi a fronte di un fabbisogno di oltre 18, e il peso del Fondo sul Pil scende dal 6,11% del 2027 al 5,87% del 2029. È un definanziamento silenzioso del servizio sanitario pubblico, come certifica oggi la Fondazione Gimbe". Anche secondo Malavasi, “intanto si trovano 1,6 miliardi per un voucher sociale da 300 euro destinato a spese fuori dal Ssn, mentre le misure per le prestazioni aggiuntive del personale e per l'Alzheimer valgono solo per il 2027, l'anno delle elezioni. Bonus a scadenza al posto di risorse stabili, assunzioni e servizi. Così le Regioni restano senza i mezzi per garantire i Lea e i cittadini pagano di tasca propria o rinunciano a curarsi”.

A sinistra dice la sua anche, tra gli altri, il leader di Avs Angelo Bonelli, ma dalla maggioranza replica duro il senatore di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Sanità, Franco Zaffini: “Vedere la sinistra aggrapparsi ai comunicati di Gimbe per parlare di ‘definanziamento della sanità pubblica’ fa tenerezza e nel merito va oltre il paradosso. Quando al governo c’era il Pd, in abbinata con il M5s, il Fondo sanitario nazionale cresceva di appena un miliardo l’anno e venivano chiusi reparti e piccoli ospedali, mentre nel 2019 con Giuseppe Conte a Palazzo Chigi il Fondo sanitario era fermo a 114,4 miliardi di euro. Il resto è stato Covid e le risorse destinate furono tutte dovute all’emergenza e agli scostamenti conseguenti, non certo a nuova programmazione, della quale peraltro in passato avevano già dato prova con la sanità usata come bancomat”. Invece, prosegue Zaffini, “con la legge di bilancio per il 2027 il governo Meloni porta il Fondo sanitario nazionale al massimo storico di 146,3 miliardi di euro: quasi 32 miliardi di euro in più rispetto ai governi di Pd e 5 Stelle e oltre 20 miliardi in più dall’inizio della legislatura, a cui si aggiungono 1,645 miliardi per la Carta sanitaria da 300 euro destinata a 5,5 milioni di anziani over 75 con redditi medio-bassi e 600 milioni per l’efficientamento degli ospedali pubblici, per uno stanziamento complessivo di oltre 5 miliardi in più in un solo bilancio: questo".

Secondo Zaffini, "è altrettanto fuorviante il gioco delle tre carte sul rapporto tra spesa sanitaria e Pil o sulla quota destinata alle Regioni. La spesa sanitaria non cala di un solo euro ma cresce di 3,4 miliardi nel 2027, di 2,35 miliardi nel 2028 e di 2,4 miliardi nel 2029, e il rapporto percentuale varia unicamente perché grazie alle politiche economiche e occupazionali di questo governo cresce il Pil dell’Italia, cioè il denominatore. Sostenere poi che alle Regioni vadano solo 138 milioni significa nascondere agli italiani che tutti gli altri 3,26 miliardi di aumento del Fondo sanitario pagano direttamente spese vive e obbligatorie dei bilanci regionali: un miliardo per i rinnovi contrattuali del personale, 380 milioni strutturali in più nelle buste paga di medici e infermieri di pronto soccorso, 300 milioni per abbattere le liste d’attesa con le prestazioni aggiuntive, 500 milioni per le tariffe ospedaliere per acuti, 170 milioni automatici in più per i dipartimenti di prevenzione e gli screening, 100 milioni per i malati di Alzheimer, 100 milioni per i buoni pasto dei sanitari e – conclude l’esponente FdI – 70 milioni per l’accesso immediato ai farmaci oncologici salvavita, oltre a 1,4 miliardi che lo Stato mette per ripianare la spesa regionale sui dispositivi medici”.

 

 

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