04 Novembre 2026

Torna l'influenza, ma mancano i dati. E c'è il rischio sovraffollamento

Il blocco da otto mesi del sistema di sorveglianza RespVirNet lascia l'Italia senza indicatori epidemiologici e minaccia la tenuta dei pronto soccorso. L'esperto a Nursind Sanità: "La 'variante K' di H3N2 va seguita da vicino"

Di Elisabetta Gramolini
Torna l'influenza, ma mancano i dati. E c'è il rischio sovraffollamento

La stagione influenzale è appena partita con l’isolamento dei primi casi della ‘variante K’ di H3N2. L’Italia però si trova ad affrontare lo tsunami al buio. Da circa otto mesi, infatti, la piattaforma RespVirNet dell’Istituto superiore di sanità è ferma per motivi di privacy. Le Regioni non mandano più i dati per evitare le sanzioni, l’Istituto ha predisposto un nuovo regolamento che però è ancora all’esame del Garante. Il blackout impedisce così di anticipare l'andamento della curva dei contagi, complica la gestione differenziata dei posti letto tra pediatrie e terapie intensive e rischia di abbassare la guardia della popolazione, frenando l'adesione dei soggetti fragili a una campagna vaccinale.

OPPOSIZIONI ALL’ATTACCO IN PARLAMENTO
Il vulnus informativo, intanto, era arrivato già ieri anche in Parlamento. llenia Malavasi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali di Montecitorio, ha attaccato in Aula, chiedendo un'informativa urgente al goveno: “Vogliamo sapere se il ministero fosse a conoscenza di questa situazione e perché non sia intervenuto con un decreto ad hoc o una norma transitoria, nelle more del nuovo regolamento. Soprattutto, vogliamo sapere che cosa intenda fare ora”, dato che “la sorveglianza epidemiologica è uno strumento fondamentale di salute pubblica e non può essere fermata da un inghippo burocratico. Il nostro Paese non può restare senza una sorveglianza attiva". Le ha fatto eco la capogruppo Avs alla Camera, Luana Zanella: “È scandaloso che la piattaforma RespVirNet, decisiva per il monitoraggio, del virus dell'influenza sia bloccata da otto mesi. Siamo di fronte ad un pasticcio forse legato alla sottovalutazione degli effetti dell'influenza in una popolazione peraltro anziana oppure alla incapacità di gestione. Di certo, è un fatto grave che il ministro della Salute deve spiegare al Parlamento e al Paese". 

COSA CIRCOLA IN ITALIA
“Il fattore più rilevante è la cosiddetta ‘variante K’ di H3N2”, conferma a Nursind Sanità Fabrizio Pulvirenti, direttore dell’Unità operativa complessa di malattie infettive dell'ospedale di Gela. “Questa variante è molto potente e va seguita da vicino: si trova nel 96% di tutte le sequenze di H3N2 che sono state depositate nel database Global initiative on sharing all influenza data (Gisaid). C'è poi l’H1N1 pandemico che presenta delle piccole mutazioni e c'è un B Victoria, arrivato prima del solito in Brasile e in Cile. Si tratta di un ceppo che potrebbe essere di notevole impatto per le prossime stagioni”.

SENZA DATI
Per ora, i sintomi manifestati dai primi pazienti non presentano particolarità cliniche ma senza la piattaforma sarà difficile monitorare. Quando alimentato dai dati, rimarca Pulvirenti, “il sistema produce ogni settimana l’incidenza delle infezioni respiratorie acute rilevata dai medici di famiglia e dai pediatri, la tipizzazione dei virus nei laboratori, la sorveglianza delle forme gravi con lo stato vaccinale dei pazienti e quella degli accessi in pronto soccorso. In mancanza di dati non siamo nelle condizioni di capire quando parte la curva, quanto sale e in quali Regioni. Non possiamo sapere quale fascia d’età sia colpita per prima e quale quota di H3N2, H1N1 e B Victoria stanno circolando. In questo modo non possiamo accorgerci in tempo di un cambio di ceppo e in queste condizioni spesso il pronto soccorso diventa il primo sensore, quando però la pressione è già arrivata”.

RISCHIO SOVRACCARICO AL PRONTO SOCCORSO
RespVirNet tracciava l'influenza insieme a virus respiratorio sinciziale (Vrs), Sars-cov-2 e altri patogeni. L'assenza di una differenziazione precoce nella programmazione dei posti letto e delle terapie intensive pesa molto perché i tre virus non occupano gli stessi letti di ospedale. L’esperto aggiunge: “L’influenza e il Sars-cov-2 portano in ospedale soprattutto adulti e anziani fragili, che richiedono letti di area medica e di terapia intensiva per adulti. Il virus respiratorio sinciziale colpisce lattanti e bambini e impegna le pediatrie e le terapie intensive pediatriche, per i quali in Italia c’è una disponibilità di circa 3 posti per milione di abitanti. L’incidenza delle infezioni respiratorie acute da sola somma tutti i patogeni e non li distingue, quindi serve il dato virologico dei laboratori, che oggi manca. Senza quel dato non è possibile sapere se il picco della bronchiolite arriverà prima o dopo quello dell’influenza e neppure se si sovrapporranno. In questo modo si rischia inevitabilmente la congestione dei pronto soccorso”.

UN POSSIBILE FRENO ALLA CAMPAGNA
Ma c’è un altro dato da non sottovalutare: il blackout rischia di indebolire la percezione e frenare l'adesione alla campagna vaccinale dei soggetti fragili. Pulvirenti conclude: “Anche se non ho dati sufficienti per poterlo dichiarare con certezza penso che il rischio si possa correre. Nel reparto da me diretto, abbiamo attivato il servizio vaccinale per i pazienti fragili, ma naturalmente non è sufficiente. Un anziano decide di vaccinarsi quando legge che l’influenza sta arrivando. Ma in questo momento non c’è un segnale chiaro”.



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