Scontro medici-infermieri, Fnomceo prova a metterci una toppa
Dal presidente Anelli arriva un chiarimento, ma non le scuse, in una lettera alla Fnopi. Il sindacato Nursind non ci sta: "Alla nostra categoria non basta. Aspettiamo i fatti: vedremo la sua posizione sulla prescrizione infermieristica"
Non delle scuse, ma un chiarimento. Alla fine il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, dopo le polemiche e le dure prese di posizione da parte degli infermieri suscitate dalle sue dichiarazioni a La Stampa, ha provato a chiudere il caso. Ieri sera ha infatti scritto una lettera alla presidente della Fnopi, Barbara Mangiacavalli. “Mi sembra doveroso esprimerti il mio rammarico sincero – ha motivato Anelli - laddove il contenuto possa aver indotto a rilevare intenti denigratori o comunque lesivi della dignità e professionalità della Fnopi e della comunità che tu rappresenti”.
“La lunga storia di collaborazione tra le nostre professioni - ha proseguito Anelli - e il rapporto personale che da anni ha caratterizzato le nostre rispettive attività istituzionali, mi auguro possano comprovare che non ho mai cambiato l’idea per la quale fondamentale risulta assicurare quell’equilibrio che vede le nostre competenze sinergicamente attive, in tutti i contesti di esercizio professionale e istituzionale, a tutela della salute dei cittadini”.
Pace fatta, a questo punto? Vedremo. Da parte sua il Nursind, che rappresenta migliaia di infermieri, con il segretario nazionale Andrea Bottega, non sembra accontentarsi delle parole. In un post social, infatti, ha rilanciato: “Alla fine, come è giusto che sia, il presidente Fnomceo, Filippo Anelli, ha scritto alla presidente Fnopi, Barbara Mangiacavalli. Le sue non sono delle vere e proprie scuse. Ma anche se fossero state tali, alla categoria infermieristica non sarebbero bastate. Deve scusarsi con ogni infermiere che si è sentito profondamente e gratuitamente offeso dalle sue parole. Poi vedremo nei fatti quale posizione prenderà sulle competenze infermieristiche e quindi su prescrizioni e diagnosi infermieristiche. Mi permetto infine un'altra chiosa: noi non abbiamo mai chiesto lo "scudo penale" per quello che facciamo, i medici sì”.
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