08 Maggio 2026

Hantavirus, Ciccozzi: "Alta mortalità, ma bassa diffusività"

L'esperto del Campus Biomedico di Roma a Nursind Sanità: "L'incognita è una possibile mutazione che provochi un evento epidemico importante". Resta il punto oscuro della trasmissibilità o meno durante l'incubazione

Di Ulisse Spinnato Vega
Foto di Joshua J. Cotten
Foto di Joshua J. Cotten

La hostess della Klm entrata in contatto stretto con la donna olandese 69enne deceduta a causa dell’Hantavirus a Johannesburg, in Sudafrica, è risultata negativa ai test. L’assistente di volo, che aveva accusato sintomi lievi, è ricoverata ad Amsterdam. La buona notizia viene colta al balzo da Massimo Ciccozzi, responsabile di Statistica medica e epidemiologia molecolare dell’Università Campus Biomedico di Roma, che dice a Nursind Sanità: “Visto perché non ha senso fare dell’allarmismo becero? Quando si dava per certo che la hostess fosse stata infettata, ho fatto presente: come mai solo lei e non altri? Soltanto lei aveva toccato la vittima 69enne per soccorrerla? È possibile crederlo? Questa vicenda è la dimostrazione ulteriore che il virus ha sì alta mortalità, fino al 50% registrato in Argentina, ma bassa diffusività. Se fosse diversamente, sarebbe un errore evolutivo del virus stesso. Dunque, è una cosa molto diversa dal Covid”.

Certo, il ceppo Andes è l’unico fino a oggi per cui sia stata documentata la trasmissione interumana, ma si tratta di fenomeni rari e circoscritti. Ciccozzi aggiunge: “Servono contatti stretti. Ma la questione è sempre la stessa: si potrà mai verificare una mutazione che possa provocare un evento epidemico importante con il passaggio da uomo a uomo?”. Mentre gli allarmismi si inseguono in modo confuso e strumentale, alimentati dai soliti complottismi e dalle logiche degli algoritmi social, l’esperto riflette sull’assenza, ad oggi, di un vaccino: “Ci si sta lavorando a partire dalla piattaforma mRna, che è la più avanzata sotto l’aspetto tecnologico per fare in modo che si giunga a un risultato in modo rapido, al di là dei trial clinici che poi richiedono le tempistiche dovute”.     

Secondo il portavoce Oms, Christian Lindmeier, l’Hantavirus è “pericoloso, ma solo per la persona effettivamente infetta. Il rischio per la popolazione generale rimane estremamente basso”. Ma Ciccozzi chiosa proprio sull’indebolimento dell’Organizzazione mondiale della sanità: “Trump non può scappare dalla nave se pensa che stia affondando. Sei il primo finanziatore dell’Oms? Non esci e sbatti la porta, ma devi restare, correggere ciò che non va, fare delle proposte. Certo, durante il Covid ci sono stati errori gravi, li abbiamo criticati. Ma non può diventare il pretesto per far saltare un ente così importante in ambito epidemico e pandemico”. Infine, lo studioso segnala un punto oscuro: “Non sappiamo se la trasmissibilità possa avvenire anche in fase di incubazione, che dura da una a otto settimane, o solo con l’infezione conclamata. Fa una bella differenza, perché nel primo caso si potrebbe contagiare altri per due mesi senza nemmeno sapere di essere malati. Mentre nel secondo caso, il paziente sarebbe veicolo del virus solo per qualche giorno o una settimana al massimo”.  

Intanto il ministero della Salute getta acqua sul fuoco e fa sapere di seguire “con attenzione, in raccordo con le autorità sanitarie internazionali Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) e Oms, l’evoluzione del focolaio di Hantavirus che si è sviluppato sulla nave da crociera MV Hondius”. A oggi, in ogni caso, l’Ecdc ha classificato come molto basso il rischio per la popolazione generale in Europa. Va ricordato che si tratta di virus zoonotici che infettano naturalmente i roditori, ma che possono occasionalmente essere trasferiti all'uomo. La trasmissione avviene tramite il contatto con urina, escrementi o saliva contaminati di roditori infetti o, meno frequentemente, tramite morsi di roditori. Le specie identificate sono circa 40: l’infezione può causare patologie fatali che potenzialmente coinvolgono i reni (nefrite) o generano sindromi polmonari e febbri emorragiche.  La prevenzione si basa in gran parte sulla riduzione dei contatti tra le persone e i roditori infetti.



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