01 Luglio 2026

Cannabis terapeutica, "Serve un quadro normativo omogeneo e tutele per i pazienti"

Dopo le indagini dei Nas del mese scorso e la convocazione in caserma di diversi malati sotto terapia, pressing del Pd che rilancia un progetto di legge ad hoc e interroga Schiillaci e Piantedosi: "No a effetti dissasivi e intimidatori su chi è in cura"

Di Pa.Al.
Cannabis terapeutica, "Serve un quadro normativo omogeneo e tutele per i pazienti"

Gli accertamenti dei Nas all’inizio del mese scorso sulla consegna a domicilio di preparati a base di cannabis terapeutica hanno rimesso al centro il nodo delicato di terapie legate a patologie gravi e spesso croniche che, seppure legalmente riconosciute nel nostro Paese, il più delle volte si rivelano un calvario per i pazienti, tra ostacoli burocratici e preconcetti ideologici da fronteggiare. Stavolta, per effetto delle indagini, diversi soggetti, affetti per esempio da patologie oncologiche, sclerosi multipla, vulvodinia o epilessia, sono stati addirittura convocati in caserme e reparti Nas e sottoposti a domande sulle modalità con cui si procurano i preparati. Proprio da qui ha preso le mosse un’interrogazione della deputata dem Ilenia Malavasi, che chiede conto ai ministri della Salute e dell’Interno, Orazio Schillaci e Matteo Piantedosi, delle procedure adottate e soprattutto delle tutele messe in campo per i pazienti, ma soprattutto ha dato il la per rilanciare un progetto di legge, presentato nel 2023 e riaggiornato nelle ultime ore, a prima firma della parlamentare dem Antonella Forattini sulla "coltivazione e la somministrazione della cannabis a uso medico”.

LA LEGGE FORATTINI
Undici articoli in tutto e una finalità chiara, come esposto nel primo articolo della pdl: “regolamentare l'uso dei medicinali di origine vegetale a base di cannabis, garantendo l'equità nell'accesso a tali medicinali da parte dei pazienti mediante la fissazione di criteri uniformi sul territorio nazionale"; "promuovere la ricerca scientifica sui possibili ulteriori impieghi della cannabis a uso medico" e "sostenere lo sviluppo di tecniche di produzione e trasformazione della cannabis, per semplificare le modalità di assunzione dei medicinali a base di cannabis da parte dei pazienti”.
Dalla formazione del personale medico, sanitario e sociosanitario alle modalità di prescrizione, sono diversi gli aspetti normati dal provvedimento che interviene anche sulla programmazione del fabbisogno nazionale di cannabis, oltre che sulla fabbricazione e l’importazione di quote (articolo 6), con lo scopo di “garantire la continuità terapeutica dei pazienti già in trattamento”.
“Oggi in Italia le regioni legiferano in maniera diversa sulla materia: una frammentazione che mette in difficoltà sia i pazienti nel reperimento del preparato, sia le farmacie nella fornitura. La nostra proposta supera questo mosaico normativo con regole certe e uniformi su tutto il territorio nazionale, per garantire finalmente continuità terapeutica a chi ha bisogno di curarsi”, ha spiegato alla Camera Forattini.


SOLO CENTO FARMACIE SU 21MILA TRATTANO LA CANNABIS TERAPEUTICA
Le farmacie appunto: anche solo guardando a questi presidi sul territorio emerge con chiarezza la difficoltà per i pazienti nel reperire preparati a base di cannabis. “Su 21mila, 2mile sono le farmacie galeniche e solo un centinaio quelle che trattano la cannabis terapeutica”, ha sottolineato il farmacista Paolo Mantovani. Prima di mostrare un fascicolo di rinunce alle terapie da parte dei pazienti, sulla scia dell’indagine dei Nas. “Noi non chiediamo meno controlli, ma chiarezza sui servizi, a cominciare dall’iter per la consegna a domicilio dei preparati. L’interruzione delle terapie infatti è una sconfitta per tutto il sistema”.

LA RISERVATEZZA DEI DATI SANITARI AL CENTRO DELL'INTERROGAZIONE DEM
Non avere la garanzia della continuità delle cure è la cosa peggiore che possa capitare a un paziente”, ha incalzato Malavasi che, non a caso, attraverso la sua interrogazione, chiede ai ministri Schillaci e Piantedosi non solo “quali siano le finalità, le basi giuridiche, l'estensione territoriale e le modalità operative delle verifiche che hanno comportato la convocazione di pazienti regolarmente in cura con cannabis terapeutica, nonché quali garanzie siano state adottate per assicurare il pieno rispetto della normativa in materia di tutela della privacy, riservatezza dei dati sanitari e diritto alla continuità terapeutica”. E per finire “quali iniziative il governo intenda assumere per evitare che accertamenti relativi alla filiera della cannabis terapeutica producano effetti dissuasivi o intimidatori nei confronti dei pazienti”.
“Curarsi con la cannabis è un diritto e lo Stato - ha tirato le somme Marco Furfaro, responsabile Welfare del Pd - non garantisce effettivtà del diritto alle cure. Assumiamo l’impegno a portare avanti questo tema sia a livello parlamentare sia a livello di coalizione, in vista della prossima legislatura”.

 

 

Sempre più vicini ai nostri lettori.
Segui Nursind Sanità anche su Telegram