Manovra e sanità: il piatto piange e lo scontento dilaga
La dotazione di risorse fresche - 2,4 miliardi - è meno della metà di quanto chiesto da Schillaci e circa un terzo della cifra rivendicata dalle Regioni. Nursind: "Il nulla cosmico per gli infermieri". Ma le reazioni negative si moltiplicano
Ora inizia la battaglia in Parlamento, e forse anche nelle stanze ministeriali, per recuperare risorse in legge di Bilancio a favore della sanità. Il piatto piange e il ministro della Salute, Orazio Schillaci, al di là della soddisfazione di facciata manifestata in Senato la scorsa settimana, non può certamente considerarsi appagato, visto che i quasi 2,4 miliardi nel 2027 di risorse fresche sono meno della metà di quanto da lui chiesto al collega del Tesoro Giancarlo Giorgetti nei mesi passati.
GLI STANZIAMENTI PRINCIPALI
Entrando nel dettaglio, all’articolo 69 della manovra il Fondo sanitario nazionale cresce di 2,365 miliardi nel 2027, 2,352 miliardi nel 2028 e 2,399 nel 2029, soldi cui si aggiunge il miliardo stanziato nella passata manovra. Il Fsn arriva così l’anno prossimo a 146,3 miliardi e continua a galleggiare poco oltre il 6% del Pil. Ma dove vanno a finire questi danari? Ben 500 milioni vanno all’aggiornamento delle tariffe delle prestazioni ospedaliere, 380 milioni rimpinguano le indennità di pronto soccorso di medici (114 milioni) e infermieri (266 milioni), 300 milioni coprono le prestazioni aggiuntive del personale sanitario per abbattere le liste d’attesa (213 per i dirigenti medici e 87 per il restante personale), 100 milioni vengono indirizzati al nodo giuridico dei buoni pasto, 137 milioni ai non autosufficienti e 100 milioni potenziano l’assistenza ai malati di Alzheimer e altre demenze. Infine, l’articolo 75 assegna 30 milioni al contrasto delle dipendenze e alla droga, ma solo 5 milioni sono aggiuntivi oltre a 20 milioni su un ulteriore fondo. Insomma, un totale di circa un miliardo e mezzo.
PAYBACK PER FARMACI E DISPOSITIVI
Le somme, come si vede, sono quasi interamente vincolate. Le Regioni, che chiedevano 18 miliardi nel triennio 2027-2029 e 6,8 miliardi l’anno prossimo, ricevono briciole in termini di spesa discrezionale: 138 milioni l’anno prossimo, che dovrebbero essere indirizzati a far fronte all’inflazione, ma difficilmente potranno tamponare il rincaro dei costi. La cifra sale appena a 236 milioni nel 2028 e 273 milioni nel 2029. Intanto, altri 146 milioni arrivano per il payback dei dispositivi medici, con il tetto alla spesa che sale al 4,7% a partire dal 2027. Solo dal 2028 e fino al 2031 saranno erogati 350 milioni l’anno per compensare lo sconto alle aziende dei dispositivi (1,4 miliardi su quattro totali a valere sul periodo 2019-2023). In più ci sono 160 milioni per coprire le autonomie sulla riduzione del payback farmaceutico in favore delle aziende che fanno investimenti in Italia. Invece il tetto della spesa farmaceutica per acquisti diretti verrà alzato di 292 milioni di euro a partire dal 2028: l’articolo 71 della manovra, infatti, prevede l’incremento di 0,2 punti.
RESTANO 1,5 MILIARDI VINCOLATI AI CONTRATTI
Ai privati vanno pure tre punti percentuali in più per comprare prestazioni dalle strutture convenzionate. Due punti sono indirizzati a coprire gli effetti delle nuove tariffe per riabilitazione ospedaliera e lungodegenza post-acuzie. Invece un punto riguarda le tariffe per specialistica ambulatoriale e assistenza protesica. La norma dovrebbe ridurre i tempi di erogazione a beneficio dei cittadini, ma bisognerà vedere come le Regioni utilizzeranno questo margine discrezionale e inoltre la misura non detta obiettivi vincolanti sulla riduzione delle liste d’attesa. Forse, in favore delle Regioni residuerà alla fine della fiera un altro mezzo miliardo che esula dalla dote degli 1,5 miliardi vincolati ai rinnovi dei contratti, risorse che i datori di lavoro nella sanità dovranno versare non appena gli accordi entreranno in vigore.
BRICIOLE PER L’INNOVAZIONE TERAPEUTICA
Le autonomie volevano invece aumentare gli stipendi degli infermieri con 1,1 miliardi e quelli dei medici con 400 milioni. Niente da fare. Rimasta sostanzialmente inascoltata anche la richiesta di 1,5 miliardi per l’innovazione terapeutica. L’articolo 72 della legge di Bilancio introduce sì in via sperimentale per il triennio 2027-2029 un meccanismo di accesso precoce ai medicinali innovativi, ma si mobilitano appena 70 milioni l’anno presi dal Fondo per i farmaci innovativi – non risorse nuove su un canale aggiuntivo – per rendere disponibili prodotti dedicati a malattie gravi e invalidanti, in assenza di valide alternative terapeutiche. La norma, tra l’altro, pianta paletti rigidi: l’accesso precoce non equivale infatti a un riconoscimento anticipato della rimborsabilità e non condiziona le successive valutazioni della Commissione scientifica ed economica del farmaco di Aifa.
CARD AGLI OVER 75: LA SALUTE NON TOCCA
Insomma, il piatto per Schillaci piange. Anche perché non rientra nelle sue competenze la robusta dotazione da 1,6 miliardi – soldi che in molti avrebbero voluto a beneficio del Ssn – destinata al cosiddetto ‘bonus dentiere’. Si tratta della card da 300 euro per gli over 75 con pensioni annue non superiori ai 28mila euro, che servirà a pagare prestazioni e servizi come odontoiatria o farmaci da banco al di fuori dei Lea, dunque ancora una volta a favore di soggetti privati. Ma la misura dal chiaro sapore elettoralistico, che viene inquadrata come assistenziale e non schiettamente sanitaria, è appannaggio del ministero del Lavoro e di Inps.
SOLUZIONE TFS-TFR E TAGLIO TURN OVER
Sul fronte più ampio del pubblico impiego, che comunque coinvolge la sanità, arriva in manovra una prima risposta alle sentenze e ordinanze della Consulta sul vulnus dell’erogazione dilazionata del Tfr-Tfs. Si tratta di un processo graduale di rientro rispetto ai meccanismi odierni di procrastinazione. I dodici mesi di ritardo sulla prima rata si riducono di tre mesi ogni anno dal 2027 fino ad azzerarsi nel 2030. Poi, a partire dal 2031, la prima tranche del Tfr-Tfs, che oggi vale al massimo 50mila euro, sale progressivamente fino ai 90mila nel 2034 e l’anno dopo sparisce del tutto la suddivisione a rate (che oggi raggiungono un massimo di tre quando l’ammontare totale supera i 100mila euro). Si tenta così di gestire gli oltre 16 miliardi di costo stimati dall’Inps. Dall’altro lato, invece, viene reintrodotto per un anno un tetto del 75% al turnover nella Pa, che limita le assunzioni rispetto ai pensionamenti. Una misura temporanea che fa cassa per 260,2 milioni l’anno prossimo e 431,3 milioni dal 2028, ma che comunque stride con l’esigenza delle amministrazioni di rafforzare il personale per affrontare le sfide del post-Pnrr.
IL NURSIND: “SIAMO AL NULLA COSMICO”
Di fronte a questi numeri il Nursind attacca: “Tanto per cominciare non c’è traccia di aumenti stipendiali per una categoria sempre più in crisi e in fuga dal Ssn. Salvo la beffa, perché di questo si tratta, del beneficio della riduzione Irpef per la fascia da 50 a 55mila euro: trovarne infatti di infermieri che si attestano su redditi da dirigenza”. Il segretario nazionale Andrea Bottega rincara: “Ci aspettavamo almeno la detassazione delle indennità legate al disagio da turno per chi lavora sulle 24 ore, ma questo beneficio è stato assegnato solamente ai lavoratori del settore privato”. E “senza contare il cortocircuito delle prestazioni aggiuntive: 87milioni di euro destinati al comparto e limitati solo alla riduzione delle liste d’attesa e non a coprire, come invece è stato fino a ora, la carenza anche nei reparti”. Secondo il Nursind “anche sull’indennità di pronto soccorso assistiamo al classico gioco delle tre carte, con il governo che con una mano dà e con l’altra toglie, dal momento che il Ccnl 25-27, nonostante la nostra ferma opposizione, ha sottratto 100 euro lordi mensili ai professionisti del Ps, mentre la manovra ne eroga altrettanti di aumento per loro”.
“Per il resto - conclude Bottega - il nulla cosmico per gli infermieri, niente che possa incentivare i giovani a intraprendere questa carriera e niente che possa trattenere chi è in servizio. Una precisa scelta di campo che va verso lo smantellamento del Ssn a vantaggio del privato”.
LE ALTRE REAZIONI
Secondo i medici di Fnomceo, che pure apprezza lo sforzo sul pronto soccorso e le prestazioni aggiuntive, manca “un intervento organico per le professioni sanitarie” e per “rendere attrattivo il lavoro nel servizio pubblico”. Non ci sono fondi per aumentare le buste paga del personale medico e infermieristico né per le nuove assunzioni. Il presidente Fnomceo Filippo Anelli esprime “sconcerto” anche per la “scelta di non coinvolgere il ministero della Salute nella definizione delle prestazioni acquistabili” con la carta per gli ultra 75enni. Intanto Agenas certifica che nei primi tre trimestri 2026, malgrado un qualche miglioramento, ancora quattro milioni di visite ed esami vengono erogati in ritardo o al limite della scadenza prevista.
Confindustria Dispositivi medici, dal canto suo, non si accontenta delle somme stanziate sul payback e annuncia “azioni legali e proteste” in mancanza di interventi, dato che “la manovra ci chiama a sostenere oneri che non dipendono dalla nostra gestione, presentando un conto insostenibile causato dagli sforamenti delle Regioni”.
LA PARTITA ALLE CAMERE
Ora si tratterà di capire se durante l’iter della legge di Bilancio il ministro Schillaci riuscirà a spuntare almeno qualche centinaio di milioni per le indennità di specificità medica e infermieristica. Servirebbero soldi anche per i turnisti e almeno mezzo miliardo ci vorrebbe per assumere ancora più infermieri. Senza dimenticare i fondi, ad esempio, per potenziare il piano vaccinale, sul quale Lungotevere Ripa aveva chiesto 700 milioni. Ma il piatto piange e nessuno scommette che il Mef e la Ragioneria dello Stato si faranno intenerire.
Sempre più vicini ai nostri lettori.
Segui Nursind Sanità anche su Telegram